Una giornata a Venezia all’insegna del marmo

Per quanto sia difficile da credere, il 2017 è quasi finito. è tempo quindi di tirare le fila ma anche di prendersi un po’ di tempo libero per raccattare l’energia e la motivazione per questi ultimi giorni dell’anno.
Ed è esattamente questo che abbiamo fatto un paio di settimane fa quando ci siamo divertiti durante una giornata formativa a Venezia.
Per noi, questo giorno libero è stato un modo per stare assieme e cimentarci in qualcosa di divertente e costruttivo, così da migliorare la motivazione e la produttività e ridurre al contempo lo stress.
Abbiamo visitato a inizio giornata Orsoni, il famoso produttore artigianale di mosaici, e uno dei più famosi e conosciuti brand del settore. Orsoni si focalizza sull’innovazione e fornisce ai designer un’estesa offerta di soluzioni decorative artigianali. La sua reputazione internazionale è data dal suo design particolare, il loro know-how, i suoi progetti, attenzione per il dettaglio e, ovviamente, il suo marchio Made in Italy.

Una delle peculiarità dell’azienda è la sua fornace per moduli di mosaici tuttora funzionante nel centro storico di Venezia. Un’azienda tradizionale italiana che usa un antico processo produttivo che si può vedere visitando la fabbrica, dove i lavoratori creano le bellissime tessere. Un metodo produttivo, tra l’altro, che ci siamo divertiti a provare personalmente!

Meritevole di attenzione è anche la Libreria dei Colori, una stanza dove migliaia di fogli di tessere di mosaico di vetro sono catalogati secondo differenti toni; un’infinita combinazione di sfumature usate in tutto il mondo. Un posto suggestivo e rilassante, difficile da lasciare.

Sicuramente una preziosa scoperta quella di questa azienda, così simile a noi nel creare design di lusso italiano.

 

 

Nel pomeriggio, abbiamo visitato la mostra ‘Treasures from the wreck of the unbelievable‘ dell’artista Damien Hirst, presso il Palazzo Grassi e Punta della Dogana, due musei contemporanei di Venezia.

La storia attorno alla mostra è affascinante. Il progetto dell’artista è basato su una leggenda – di un vecchio relitto e il suo impressionante carico, moltissime opere d’arte, appartenenti allo schiavo liberato Aulus Calidius Amotan – usato da Hirst per rafforzare il suo lavoro. Un espediente dal sapore mitico più che una storia vera, e la menzogna e la fiaba si rivelano lentamente ai visitatori dando loro differenti chiavi di lettura attraverso le diverse stanze espositive.

Con questo progetto, Damien Hirst riflette sui concetti di verità, credo e arte. Mentre la narrazione e la creazione visuale dell’artista britannico proseguono, si può notare come la sua riflessione verta su cosa l’arte rappresenti oggi e quale sia il suo valore. Tramite questa esibizione, egli elabora un doppio pensiero sull’arte come unica e irrepetibile e l’arte come un elemento che si può ripetere tante volte quanto uno necessita o desidera, per esempio tramite la copia o la produzione in serie.

Si può anche osservare come l’artista stia giocando con referenze mitologiche e storiche, combinando la tradizione con rimandi pop e contemporanei – si possono scorgere i volti della cantante Rihanna e dell’attrice Sienna Miller da statue in stile Antica Grecia ed Egitto, o trovare connessioni tra le opere d’arte di Hirst e quelle di alcuni artisti importanti del passato. Hirst propone copie dei lavori classici realizzati in chiave moderna. Esse non sono però solo copie ma sono delle rielaborazioni e per questo, opere d’arte loro stesse. Lungo i secoli, lo stesso concetto di copia è cambiata. Infatti, in tempi antichi, copiare le opere d’arte era visto come un segno di ammirazione e un omaggio verso un particolare esempio di perfezione artistica.

Molti di questi lavori sono fatti in marmo e altri antichi materiali, che sono stati scavati per creare una produzione seriale e replicati su scale differenti, come un range di prodotti creati tramite la produzione di massa. Un concetto che contrappone elementi lavorati serialmente – tutti simili tra loro -, e il materiale usato che, in caso del marmo, può divergere lkeggermente anche se arriva dalla stessa lastra. E se si pensa all’incredibile numero di creazioni o delle loro impressionanti dimensioni, si può constatare le abilità tecniche usate per crearle, ponendo attenzione ai dettagli.

La riflessione dell’artista inizia a Punta della Dogana con la frase all’ingresso “Da quale parte tra bugie e verità giace la verità” e finisce al Palazzo Grassi con la scultura in malachite di due mani congiunte in preghiera. Un invito finale o un atto di fede verso l’arte che Hirst chiede al visitatore.

Lasciando la mostra di Hirst ci sono sorte alcune domande.

Cos’è l’arte? L’arte è creare o copiare? Qual è il confine tra copiare e rielaborare partendo da qualcosa già esistente?

Quanto importante è riconoscere ciò che è autentico e circondarsi di esso?

Siamo veramente capaci di distinguere ciò che è vero e ciò che è falso?

 

 

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